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Vuoi aiutarmi a sostenere le spese per salvare e mettere in sicurezza gli animali della nostra città?

Anche tu ami gli animali e ritieni che hanno diritto alla vita, ma non hai tempo per prenderti cura di loro?

Io mi dedico alla salvaguardia di molti i loro, tra i quali: cinghiali, caprioli, cani e gatti, e tanti altri che trovo in difficoltà. Tutto questo ha un costo, che ho sempre sostenuto personalmente, ma ultimamente, la nostra città, per diversi motivi, ‘ospita’ questi animali nei nostri centri urbani.

Da sola non riesco a far fronte a tutte le spese per portarli in luoghi sicuri e fornire le spese veterinarie. Basta un piccolo contributo, e anche tu potrai salvare una vita!

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Purtroppo, può capitare che per mancanza di fondi, non riesco ad organizzare il recupero di questi animali, e vederli soffrire mi fa sentire triste ed impotente. Combatto contro un sistema per ricreare delle strutture, recinzioni ed oasi protette, per far fronte a questa emergenza sfuggita di mano ad una Amministrazione menefreghista.

Importante è anche poter mantenere il controllo sulle nascite di colonie feline, grazie all’aiuto di un team di volontari e professionisti, con cui collaboro da tempo.

La mia campagna  ha come obiettivo la difesa della natura (flora e fauna), e tutela dell’ambiente.

Se vuoi fare la differenza e cambiare la nostra città, sai che puoi contare su di me!

Ti prego di sostenermi e aiutarmi!

 

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CANDIDATURA A CONSIGLIERE MUNICIPALE. ELEZIONI 2017.

SABA WESSER
Nata a Genova il 10 Marzo 1976

sabawesser@libero.it

CANDIDATA                                    

 AL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO – VIII MEDIO LEVANTE

        AL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO – VI MEDIO PONENTE

                                Nella lista “ENRICO MUSSO – DIREZIONE ITALIA”

(collegata alla candidatura di MARCO BUCCI alla carica di Sindaco di Genova).

 

 

 

Mi presento, mi chiamo Saba Wesser, nome d’arte che utilizzo da vent’anni e che richiama le mie origini etiopi. All’anagrafe sono Michela Raciti. Ho 41 anni. Qualcuno ha avuto modo di conoscermi negli anni passati come modella e poi conduttrice di programmi televisivi, altri per il mio impegno costante per la salvezza degli animali, l’amore che ho per la natura, e – recentemente – il mio impegno sul tema dei cinghiali a Genova.

Ho sentito nel mio cuore di poter dare il mio piccolo contributo alla città in cui sono nata e che amo, attraverso la mia candidatura a Consigliere Municipale, per i Municipi del Medio Levante e del Medio Ponente.

Vorrei dedicare il mio tempo, la mia energia e il mio entusiasmo, ma anche le esperienze e conoscenze che ho maturato, a una politica che possa migliorare la vita quotidiana di tutti noi cittadini, puntando sul contrasto al degrado urbano, alla pulizia e manutenzione delle nostre strade, e soprattutto alla tutela e al rispetto dell’ambiente (flora e fauna). Propongo di ripristinare le recinzioni sulle alture, creare oasi protette e socio-didattiche, riportare le persone ad avere un contatto con il nostro mare e i nostri monti.

Genova è una città meravigliosa, che negli ultimi anni, è caduta in ginocchio per molti fattori. I grandi cambiamenti sociali ed economici avvenuti in tutto il Paese e manifestatisi a Genova ancora più intensamente, hanno spinto la città verso un lungo declino.

 

 

Le iniziative che vorrei promuovere riguardano soprattutto i temi dell’ambiente e del turismo, con particolare attenzione al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e pulite; nel quadro di un cambiamento culturale basato sulla responsabilità e rispetto per tutto ciò che ci circonda.

L’ambiente comprende naturalmente anche il mondo animale. Personalmente, in quanto buddista, prego per la felicità di tutti gli esseri viventi, nessuno escluso. E vorrei essere più vicina e attiva per quelli che hanno le maggiori necessità.

 


L’AMBIENTE PER LA CRESCITA SOCIALE E TURISTICA DEL TERRITORIO.

Il rilancio di Genova passa (anche) per la sua crescita ambientale e turistica. Occorre rivalutare e promuovere nel mondo il patrimonio naturalistico, artistico e culturale della città. Il settore turismo ambientale, al pari degli altri comparti del turismo, può anche generare molti nuovi posti di lavoro (guardie forestali, rifugi, guide, etc.).

Ma sono prima di tutto i Genovesi stessi che dovrebbero riscoprire il territorio a pochi chilometri da casa, farlo conoscere ai propri figli, insegnare loro il rispetto per l’ambiente, le piante, gli alberi e gli animali. È un principio di valore civico, cultura, rispetto per la vita, salvaguardia dell’ambiente.

Alcune proposte: 

  • Ripristinare la segnaletica dei sentieri e itinerari dei boschi del territorio genovese (legge 29 giugno 1939, n. 1497; legge “Galasso” 8 agosto 1985, n. 431 sulla pianificazione paesaggistica, a tutela delle bellezze naturali, urbanistiche, territoriali e socioeconomica);
  • Tutelare l’ambiente e le specie animali e vegetali attraverso la creazione di oasi protette e biodinamiche;
  • Creare attrezzature e servizi per la gestione di parchi, aree protette, di campeggi, musei e attività turistiche (rifugi, agriturismi, aree di formazione per l’infanzia);
  • Promovere l’installazione, la manutenzione e il ripristino delle recinzioni obsolete e manomesse, sulle alture, per il contenimento della specie animale;
  • Restaurare e recuperare i giardini pubblici, le aree giochi e di servizi. ( es. Forte di San Martino);
  • Installare distributori di raccolta differenziata automatizzata, per il riciclo della plastica, del vetro e dell’alluminio (inserendo l’oggetto nel distributore-compressore si ottengono premi in buoni spesa);
  • Istituire limitazioni alle attività venatorie e di foraggiamento che possono compromettere la salvaguardia dei territori naturali, riguardo la flora e la fauna;
  • abolire le battute di caccia su selezione;
  • Sterilizzare i cinghiali tramite pillole anticoncezionali per mantenere il controllo sulle nascite, evitando di doverli poi uccidere (cfr. Dichiarazione Universale dei  Diritti dell’Animale, Unesco 1978);
  • Promuovere la collaborazione con studi veterinari, associazioni e volontari,  per il contenimento delle nascite delle colonie feline, con inserimento di casette eco-sostenibili per assicurare un luogo sicuro agli animali.

Ogni cittadino deve sentirsi “Ambasciatore” della propria città, essere parte del programma, puntando sull’ospitalità e l’accoglienza turistica. 

L’AMBIENTE E’ UN VALORE UNIVERSALE ATTUALE E PER LE GENERAZIONI FUTURE. (Unesco, Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità).
Saba Wesser

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Jimmy e Jerry

Giovedì mattina, 2 marzo 2017, mentre controllo il mio gruppo “save the boars” su facebook, leggo un avvistamento di due cinghiali ad Albaro. Sono appena tornata a Genova da una settimana, e devo ancora riprendere i ritmi con la vita urbana, contatti con i miei amici che non vedevo da 5 anni (periodo in cui ho vissuto un po’ ovunque), e ritornare alla base dopo così tanto tempo, con l’idea di ripartire, si è rivelata un’occasione per rimanere qui. Questo grazie a Jimmy e Jerry.

Esco di corsa in strada, e fermo un ragazzo  chiedendo un passaggio per via Albaro, e lui, gentile, mi accompagna!  Arrivo nel giardino di questa villa, dove i due cuccioli sono stati rinchiusi e messi in sicurezza per mezzo di un recinto sbarrato. Sono tranquilli e docili, sdraiati uno accanto all’altro, noncuranti del chiasso cittadino, tra la curiosità di adulti, bambini e cani.  A presidiare c’erano la polizia locale, la guardia zoofila, e così mi presento. “Buongiorno, mi chiamo Saba, sono la donna dei cinghiali!”. Mi guardano interdetti e non capiscono quale sarebbe il mio ruolo in tutto questo. Così, rispondo semplicemente,  “salvo i cinghiali, e non voglio sia fatto loro alcun male”. Avrei fatto il possibile per aiutarli!.

Nel frattempo la notizia dei due cinghiali ‘albarini’  diventa di dominio pubblico, e allontanare i curiosi, diventava difficile. C’erano tante mamme che compravano del pane, della focaccia e delle mele da dare ai due cuccioli, presi da compassione per due animali senza la loro mamma. (In realtà, al mattino, Jimmy e Jerry, erano stati avvistati nella strada parallela a Via Albaro, e sono stati spaventati, così facendo, la famigliola si è separata.Comincio ad instaurare un rapporto di ‘odori’ con J&J, (Jimmy e Jerry), e sembra che non solo siano abituati alla presenza umana, ma che le sono pure simpatica! Intanto il viavai di gente continua, e questa presenza dei due animali selvatici, diventa un ‘doposcuola culturale’ per tanti bambini! Incontro una cara amica, ed insieme, inizia questa ‘lotta’ con le istituzioni, con ‘chi’ ostacolava ogni tipo di soluzione, diverse le telefonate a studi veterinari, amici importanti, tutto per dare un futuro ai due piccolini.

Sul posto interviene anche la stampa, giornalisti, televisioni… L’appoggio dei cittadini è stato davvero di grande aiuto, nessuno voleva che J&J venissero abbattuti, e in tanti si sono movimentati a chiamare amici, conoscenti, trovare una soluzione, un luogo, un rifugio ed oasi protette. In tanti si sono resi disponibili per fare delle raccolte firme per ‘aiutarci’ una volta per tutte, a evitare l’uccisione di queste creature innocenti, che come unica colpa è quella di scappare dal loro habitat, (in questo caso le alture di Genova, ma il problema si estende davvero ovunque), per mano dell’uomo. E si, perché il vero responsabile, è l’uomo!

NOTIZIE UTILI E APPROFFONDIMENTI VARI:

…Sulle alture di Genova qualche anno fa era presente un efficiente sistema di recinzioni che poi è stato lasciato andare in rovina con i risultati che vediamo; ripristinandolo e migliorandolo con materiali attuali, si potrebbero ottenere risultati immediati. Utile sarebbe di sicuro, una migliore gestione di raccolta dei rifiuti. Certo, queste soluzioni hanno un costo e sparare è meno dispendioso, ma non risolve niente. Molti studi dimostrano come la caccia sia tra le maggiori cause della proliferazione e della discesa in città dei cinghiali, i quali si muovono in cerca di rifugio oltre che di cibo.

L’etologa Ilaria Di Silvestre, esperta in gestione della fauna selvatica, afferma che i cinghiali non sono animali aggressivi: come tutti gli animali selvatici, temono ed evitano l’uomo. (Hanno ragione.). Possono diventare pericolosi solo in particolari circostanze, per esempio se si sentono minacciati. Ma credo che sia una reazione più che comprensibile, chiunque si difenderebbe… Come sostiene l’etologa, se ci imbattiamo in un cinghiale, normalmente “è sufficiente fermarsi, non fare rumori improvvisi, non gridare e lasciargli una via di fuga. In questo modo, rimarrà soltanto la magia che provoca l’incontro con un animale selvatico”.

I cinghiali, inoltre, vengono accusati di essere portatori di malattie trasmessibili all’uomo. In realtà il rischio è talmente basso che le statistiche delle strutture sanitarie, non ne tengono neppure conto: è molto più pericoloso aggrapparsi alle maniglie di un autobus!

Le uniche malattie di cui si ha occasionalmente notizia, si riferiscono al consumo di carne di cinghiali malati, affetti da batteri, virus o vermi, magari in occasione di qualche sagra paesana rifornita da bracconieri senza scrupoli.  Non uccidere è comunque una scelta di civiltà. Ricordiamoci che generalmente i maschi sono stanziali e sono invece le femmine a spostarsi con i cuccioli in cerca di cibo. E’ giusto secondo voi, uccidere delle madri che cercano solo di prendersi cura dei propri figli? Chi è l’uomo, che potere ha per decidere di sterminare degli esseri viventi solo per un hobby crudele?

Il cinghiale è un animale notturno  e durante il giorno preferisce riposare in grosse buche nel terreno, che scava per sdraiarsi e rotolare nel fango, eliminando in questo modo i parassiti, e abbassando la temperatura corporea durante i mesi più caldi ed evitare scottature causate dai raggi del sole, in questo modo favorisce anche la cicatrizzazione delle eventuali ferite. Una volta che il fango è asciutto, l’animale  si gratta energicamente contro alberi, rocce e piante. Utile sapere, che questi animali, vivono in branco, solitamente costituito dalla scrofa più anziana, (che è il capo), dalle femmine con le loro cucciolate. I giovani maschi tendono a vivere isolati dal branco e a formare piccoli gruppetti separati; mentre, i maschi adulti e gli anziani sono solitamente solitari per la maggior parte dell’anno.

Il cinghiale ha un’alimentazione variegata ed è considerato un animale onnivoro. Si ciba di frutta e  verdura, ghiande, funghi, tuberi e radici, anche insetti, invertebrati, uova, piccoli mammiferi, carcasse di altri animali ed altri mammiferi di grandi dimensioni che, feriti o malati, si rivelino essere facili prede da cacciare in branco.
La stagione degli amori si posiziona nei mesi di ottobre e gennaio (si pensa che le femmine ‘sincronizzino’ l’estro per poter avere cuccioli di età quanto più vicine in modo da poterli allevare insieme) ed in questo periodo i maschi si uniscono ai branchi di femmine dove, per prima cosa, allontanano i cuccioli dell’anno precedente che, per caso, dovessero trovarsi ancora con la madre.

La giornata giunge al termine e di fatto non si è trovata alcuna soluzione ‘intelligente’ per salvare J&J, così, dai piani alti, arriva una risposta. I cuccioli dovranno passare la notte all’interno del giardino presso la Banca di cui ora sono i guardiani notturni…

http://ilsecoloxix.it/p/genova/2017/03/03/ASViNjTG-sussurra_modella_cinghiali.shtml

Venerdì mattina. Controllo come al solito il mio sito, accendo il cellulare e leggo l’articolo, dove i due ungulati, non ‘risiedono’ più in Via Albaro. Con un certo sollievo, tutti noi amanti degli animali, siamo contenti, speranzosi che i due piccoli, possano essersi ricongiunti con la mamma e tornati nei boschi. Solo dopo qualche ora, vengo informata che all’interno di Villa Spinola, sempre in Albaro, ci sono tre cinghiali! Mi arrivano diversi video e foto, testimonianze, ma non riesco a raggiungere il luogo e verificare se sono Jimmy e Jerry (con la mamma), o altri cinghiali. Faccio alcune telefonate, alle autorità, alle guardie zoofile, ma sembra che questi animali siano spariti… Nessuno dice nulla, nessuno ha sentito o visto, (eppure erano li…). Il clamore mediatico che ho suscitato il giorno prima, ha dato evidentemente fastidio a qualcuno, ma non mi importa, io mi sento nella parte della ragione, io (come altri) voglio salvare gli animali (e le persone s’intende), le cose a Genova devono cambiare, si deve trovare un soluzione giusta per tutti!

La mia giornata adesso è scandita da telefonate, interviste, incontri, ufficialmente sono diventata la ‘donna dei cinghiali’, e ricevo centinaia di messaggi da tantissimi sostenitori, persone da tutta Italia che mi chiedono ‘sul futuro di J&J’ e dove andranno a finire’, e tutto questo affetto, mi riempie il cuore di gioia! E’ bello sapere che non sei sola a combattere questa battaglia!

Sabato 4 marzo. “Saba, ci sono due cinghiali all’interno di un parcheggio in Via Piave…”. Inizia così la mia mattinata. In pochi minuti raggiungo il luogo, sotto una pioggia battente, un forte vento, sono senza ombrello, senza impermeabile, fa freddo, ma non mi importa. Mi avvicino al cancello e li riconosco. Sono J&J!

Arrivano quasi di corsa e con i loro musi bagnati, fanno come per darmi un bacio, e ci guardiamo dritto negli occhi… ” ma cosa fate qui???? Piccolini miei…”. Jerry, il più grande di taglia, mi guarda, quasi abbozzando un sorriso, quasi a dire “siamo felici di vederti, aiutaci”. Io continuo a parlare con loro, e non mi interessa se la gente mi prende per matta, (in quanti assumiamo voci ‘stupide’ mentre parliamo ai nostri cani o gatti?) per me non fa alcuna differenza, parlare o sussurrare ai cinghiali!

Invece, ancora una volta, le persone dimostrano il loro affetto, non solo nei confronti di J&J, oramai diventati i protagonisti assoluti di questa storia, ma anche tanti complimenti e sostegno per la passione con cui dedico la mia vita a questi animali. Essendo sabato, c’erano numerose famiglie con bambini, e c’è chi non ha alcun timore ad allungare una mano per accarezzarli (vietato, ma la gente diceva: ma se sembrano dei cagnolini!), c’è chi portava cibo, mele, focaccia (è stato vietato anche questo, ma alcuni genitori dicevano: ma per il bambino, si diverte! non abbiamo mai visto un cinghiale, non vogliamo che muoiono di fame!).

 

La Legge vieta l’assunzione di cibo nei centri urbani agli animali selvatici, pena una multa salata, ma anche le autorità presenti, non hanno proibito ne multato questo foraggiamento. Io ero li per assicurarmi il benessere di J&J, per poter trovare un punto d’incontro intelligente con le Istituzioni, Regione, Comune, Asl, ect, lottando ogni minuto con chi invece, avrebbe voluto premere un grilletto e risolvere come un assassino questo ‘problema’.

Presenti sul posto c’erano persone che hanno fatto di tutto per creare caos, allarmismo e ostacolare ogni soluzione, ma c’era anche chi, ha potuto constatare l’inefficienza degli organi competenti, e la crudeltà di cuore.

Ripartono i turni serali e notturni, J&J, dovranno trascorrere un’altra notte in Via Piave, ed io la trascorro tra visite notturne e telefonate. Sono già quasi 5 giorni che non mangio, non dormo, e chiamo persino la Commissione Europea, e gente potente, per segnalare questa situazione.

Durante il pomeriggio, si presenta il proprietario del parcheggio dove sono ‘rinchiusi’ J&J, e giustamente, pretende che le sue auto, vengano messe al di fuori del luogo, in quanto, l’indomani, alle sei del mattino, le autovetture dovevano essere utilizzate. La guardia zoofila, che ha cercato di prendersi dei meriti e che in tutto e per tutto ha creato scompiglio, oltre a prendersi una certa ‘autorità’ che non gli è concessa, (non riporto cosa la gente diceva in generale in merito a questa vergogna genovese), si è permesso di dire che non si poteva perché i cinghiali erano aggressivi… Per fortuna, viene autorizzato lo spostamento delle due vetture. Io mi offro per entrare dentro nel recinto e tenere lontano J&J, ma ovviamente mi viene vietato. Così, li chiamo, e loro mi seguono dall’interno del parcheggio, e li sposto dall’altra parte. Con qualche parola, carezza e qualche mela, loro se ne stanno li buoni. ” lei parla davvero con loro!”.  Questo diceva la gente. Le auto con tutta sicurezza, sono fuori dal parcheggio, J&J non hanno minimamente considerato nessuno!

 

Lunedì mattina, torno dai ‘miei cuccioli’, e mi corrono incontro, si strusciano come gatti facendo la gobba sul recinto, mi danno dei baci e giocano tra di loro. Oramai comunichiamo perfettamente, e sembra che la mia presenza  li faccia davvero star bene. Con me c’è anche il veterinario P. Castelli, ed insieme ci mobilitiamo per tranquillizzare i due cinghiali, che sono rinchiusi da tre giorni in questo parcheggio nell’asfalto. In questa giornata ci sono quasi tutti, autorità, polizia, associazioni, cittadini.

Finalmente è il giorno in cui possiamo trasferire J&J, ci sono quasi tutti, polizia, autorità, associazioni, cittadini, enpa, veterinario, giornalisti, televisioni, vigili, e dalle 10 del mattino, parte una ricerca di anestetico per sedare i due cuccioli. Tra ilarità, inefficienza,  improvvisazione, approssimazione, tentativi invani, e dopo ore di telefonate ed  attese,  arriva l’autorizzazione (che per tre giorni chi ha cercato di prendersi dei meriti… diceva di avere e non aveva…), e così arriva il momento della sedazione. Ma ad ogni passo che fai in avanti, se ne fanno 3 indietro. Si trova sempre un problema, e “il pubblico” i “cittadini” sono davvero arrabbiati con la Regione, il Comune e tute le autorità! Sono indignati, e sfogano la loro rabbia con me e altre persone, ringraziandoci per tutto quello che stiamo facendo per questa città! Che siamo li da giorni a dare voce a questi animali, a smuovere i piani alti, a fermare questo schifo e trovare una soluzione! Ma io non ho autorità, non sono nessuno, sono solo una cittadina che si vergogna di questo sistema, e così, dando voce anche alle persone, si è formato un nutrito gruppo di sostegno, l’opinione pubblica e dalla mia parte, ho dato forza, determinazione e coraggio a tante persone. E sono felice. Basta una sola persona per smuovere le masse. Basta anche solo una goccia in più, per far traboccare il vaso. Io l’ho fatto!

E’ già pomeriggio, il furgone con la gabbia è presente sul luogo da due giorni, il veterinario pure, l’Enpa anche, tutti noi eravamo pronti da molte ore, ed è giunto il momento di sedare J&J. C’è chi piange, perché in tanti si sono affezionati a questi due inconsapevoli ed innocenti protagonisti, che erano li soli, senza la loro mamma, ( ancora non si sa che fine abbia fatto… sparita da Villa Spinola… hanno taciuto ed ommesso tutto), ed io cerco di continuare ad essere forte, perché so che mi mancheranno.

 

Viene sparato il primo sedativo che si conficca nella coscia posteriore di Jimmy, e lui spaventato corre come un pazzo, il fratello lo segue, come per proteggerlo. Mi vengono gli occhi lucidi, perché c’è chi vede in loro solo la bestialità, ma sono esseri viventi, hanno sentimenti come ‘noi’, e Jerry, essendo il più grande fisicamente,  dava delle musate a Jimmy, come per dire: “fratello, cosa succede”.

Sembra un’arena, (non dico chi), ma c’è chi si sentiva un gladiatore, dietro ad un recinto, quando invece, agli occhi di tutti, non han fatto proprio una bella figura. Mi veniva detto: “Saba, fai qualcosa, entra tu! Guarda che schifo tutto questo!”. Avevo detto di mettere dei teli per coprire la visuale, passavano tanti bambini, e questo spettacolo era macabro, crudele. Era una sedazione, ma è stata fatta in modo non professionale. Insisto per poter entrare, per calmare i piccoli e farli entrare nella gabbia del furgone, che mi avrebbero seguita, ma nulla.

Mi prudono le mani, mi sento pulsare la vena sul collo, sono arrabbiata, infastidita, schifata. Vengono spariti altri sedativi. Jimmy, dopo circa un’ora ( incompetenti dicevano 7-10 minuti), si addormenta. Nessuno pensa di caricare intanto il piccolino (50 Kg…), nel furgone, magari poteva svegliarsi e sarebbe ricominciato tutto da capo, e così, agli ‘organi competenti’ dico: è meglio caricarlo… Viene preso di peso e messo nella gabbia con un telo. Fatto. Jerry è spaventato, disorientato, correva barcollando, (siete mai stati anestetizzati? non siete nel vostro ambiente, avete paura, c’è chi urla e fa casino…), e con l’adrenalina che ha in corpo, non fa effetto l’anestetico. Così, pretendo che venga aperto il cancello per poter entrare. “NO!”. Io entro!  Anche il veterinario insisteva su questo punto, aveva visto che la mia voce e la mia presenza calmavano J&J. Con me entra colui che per giorni ha creato problemi, e con una bastone che picchiava continuamente al suolo (per far spaventare Jerry e far vedere che poteva essere aggressivo? Ma Jerry piccino, non se lo considerava minimamente), ed il veterinario, cerchiamo di portare J. in un angolo e fare la sedazione a mano. Mi avvicino a lui, si ferma, ci guardiamo negli occhi, gli parlo. Si calma. Mi avvicino a lui, sono accovacciata, non ho paura, perché abbiamo stabilito un legame, lui sente che sono li per salvarlo. Come invece si avvicina la guardia zoofila, si agita… La gente grida a lui di andarsene e di lasciare me ed il veterinario li, ma il grande genio, creando come al suo solito allarmismo e finto pericolo, prende una rete e la getta addosso a Jerry! Gli urlo di tutto, mi arrabbio ancora di più.

Jerry è ‘rintronato’ dal sedativo e spaventato, io mi butto per terra, e per il muso lo metto giù. Gli metto una mano sul suo nasone umido, cerco di liberare il naso da quella rete trappola, lo faccio sdraiare su un fianco e gli parlo, Respira a fatica, e mi guarda… Io lo guardo negli occhi e gli canto una ninna nanna, e lui si pian piano si calma. Resto li qualche minuti sdraiata su di lui, sussurandogli nelle orecchie, si addormenta. Jimmy e Jerry sono partiti, accompagnati da volontari e dal veterinario.

Io me ne vado a casa. Sono stremata, ho trascorso 3 giorni e 3 notti in piedi, sveglia, senza mangiare, sotto stress, e così inizio a piangere… Puzzo di cinghiale, ma c’è gente che mi ferma per strada e mi abbraccia, dicono che sono un’eroina come Lara Croft, che sono una guerriera, che se facessi politica, sarebbero dalla mia parte, perché sono riuscita da cittadina, a fare la differenza. Ma io l’ho fatto per i cinghiali, è un anno che sto dietro a questi animali, (e non solo loro…), io mi metto in discussione, io do la voce agli innocenti.

Passano i giorni, ricevo costantemente notizie dei due cuccioli. Stanno bene. Ricevo complimenti e sostegno da tante persone, rilascio interviste, oramai in tanti ripongono la loro fiducia e speranza in me, c’è chi dice: ” candidati a Sindaco, hai il voto di tantissima gente! “.

Jimmy e Jerry restano “parcheggiati” in Via Piave anche questa notte

Intanto escono nuovi provvedimenti e protocolli di sicurezza. La solita vergogna!

23 marzo, avvistamento cinghiale in zona Di Negro! Nemmeno il tempo di leggere la notizia, prepararmi e andare sul luogo, che in pochi attimi, (presenti le stesse persone che c’erano per J&J), ‘polpetta’, così è stato chiamato il cinghialotto, viene legato per le zampe e trasportato dicono, in qualche oasi protetta. Mi mandano segnalazioni, nomi e cognomi chi c’era, e che stranamente ‘le autorizzazioni’ sono arrivate velocemente…

http://breaking100news.com/it/economia/cinghiali-a-breve-il-trasferimento/

Sono felice che si è mobilitata anche la televisione e la stampa estera, continuo a fare interviste per far conoscere questa situazione e salvare questi animali. Faccio il possibile come cittadina privata, lo faccio per puro amore e pure passione.

Ringrazio i cuore tutti coloro che sono stati a presidiare con me in quei lunghissimi giorni, la stampa, i giornalisti, le televisioni, le associazioni, i cittadini, i volontari, i membri del gruppo “save the boars”, gli amici. Non faccio i nomi di nessuno, perché questo è il mio blog e faccio quello che voglio! hehehe

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il

Marbella, Genova, Diano Marina, Monferrato, Genova.

Negli articoli precedenti…

Eravamo rimasti che dalla Spagna ero ritornata in Italia, a Genova, mia città natale, dove mi ero appassionata alla storia dei cinghiali che vagavano di notte per il quartiere di San Fruttuoso.  Da li, ho cominciato a seguirli giorno e notte,  tra i boschi (facendo dai 10 ai 25 km al giorno sulle alture genovesi) e le strade urbane per stabilire con loro un contatto e riportarli nel loro habitat.   Questo ‘rapporto’ con gli ungulati è durato per circa 6 mesi, Lara, la mamma, e i suoi cuccioli, oramai facevano parte del mio quotidiano. In questo modo ho imparato a conoscere questi animali selvatici, che di selvatico oramai hanno ben poco… Ma la  mia permanenza genovese, dura poco.   Mi esaspero dallo squallore cittadino, dalla sporcizia, dal degrado che dopo anni, ho ritrovato in questa città.   Mi fa soffrire,  non riconosco più la mia bella e amata Genova. Vivendo fuori è più facile tornare a casa e vedere che tanto è cambiato! Così, decido di andarmene. Un’altra volta.

Il mio desiderio è sempre stato quello di vivere in mezzo alla natura, a contatto con i boschi e con gli animali, fare delle esperienze diverse. Siccome lavoravo ad un progetto, cioè viaggiare con un camper ( anche li perso un anno e due mesi della mia vita, dietro a sponsor, false promesse ed attese), decido di andare a vivere in un mobilhome all’interno di un parco vacanze. Per il mio passato e il mio stile di vita, è una cosa impensabile… Ma dovevo abituarmi ad uno stile quotidiano differente, avere spazi ridotti, convivere con i miei 4 cani per un lungo tempo indeterminato e senza grandi comodità… Mai scelta fu più felice! Per 5 mesi ho vissuto nel golfo del Dianese,  un luogo incantevole, un mare stupendo, una vegetazione strepitosa.

Odori di limone, rosmarino ed ulivo riempivano i miei polmoni, insieme alla lavanda e ai fiori selvatici! La natura sa regalare scenari e profumi che ben oltre vanno al sogno più bello. Scendevo a piedi verso il paese, spesso portavo anche i miei pelosi, e correvamo sulle bellissime spiagge di sabbia, mangiavamo un panino e tutto era così rilassante e carico di buona energia.

Altri giorni invece, le mie passeggiate si spostano verso i miei amati boschi. Partenza da Diano Marina verso Diano San Pietro,  Diano Castello, Diano Arentino, Passo Grillarine, Pontedassio, Merea, e proseguo sulle mulattiere sino a casa… Bellissimo quando sul versante verso Pontedassio, vedevo le Alpi ed il confine con il Piemonte. Dietro il mare ligure e davanti le alpi innevate.

Uno scenario da favola, il sorriso stampato sul viso, perché in un certo senso, dopo ore e fatica, hai raggiunto la vetta! Non stiamo parlando di scalare l’Everest, ma di assaporare la bellezza della natura, fermarsi e scoprire la terra, i fiori, le piante, le impronte degli animali. Non seguivo nessun tracciato e nessuna cartina,  “volevo “perdermi” nel bosco, e assaporare la gioia che provavo.

L’importante era che ad una certa ora, dopo  tot  km,  prima che venisse buio, dovevo prendere la strada per casa. Così, dopo più di dieci km, puntai verso il mare. Senza orologio guidavo il mio percorso con la luce del sole,  il mio ritmo vitale era all’unisono con la natura. In questo modo mi sentivo libera, felice, percepivo che ogni foglia di ogni albero, ha un suo profumo particolare, ti veniva voglia di strappare dalla terra gli asparagi selvatici e mangiarli sul posto, ma, rispetti la loro vita, perché anche loro ti stanno regalando qualcosa di magico. La vista ti sorprende, ti cattura, hai quasi paura di andare via da li, perché hai faticato tanto per arrivare in cima e non sai quando potrai più tornarci.. (soprattutto per me con un’ernia al disco, e che facevo iniezioni solo per poter  stare in piedi!!! Ma la determinazione superava il dolore!). Intanto calava il sole, e quasi mi sentivo spegnere un po’ anche io.

Sapevo che questa giornata meravigliosa stava finendo, continuando a seguire le impronte degli animali, scendevo verso le fasce dei boschi liguri, dalle terrazze naturali di ulivi, piante e paesaggi da fiaba. Continuo a puntare verso il mare, è inverno, ed il sole cala presto. Ma non mi importa se devo attraversare il bosco al buio. Io mi sento a casa. La mia camminata prosegue, è quasi buio, ma mi sento ancora più felice. Distinguo meglio gli odori, sento meglio i rumori e con la torcia posso vedere poco più avanti del mio naso. Il cuore batte forte, e quasi mi scende una lacrima di gioia. Quasi non me ne accorgo. Sono a casa.

La vita quotidiana nel mio mobilhome si rivela una grande scoperta positiva, (a parte il riscaldamento a pompa di calore, busto caldo e gambe gelide…), non mi manca nulla, anzi, a volte penso sia persino grande! Vivendo tutto il giorno in mezzo alla natura, mi sono resa conto che un letto può bastare, una cucina per preparare qualche buona pietanza   (che poi mi nutro praticamente di sola pizza, pop corn ed hummus), un bagno, una doccia e dove mettere i vestiti. Avevo anche uno spazio esterno, comodissimo per i cani, per prendere il sole e leggere un libro. Una vista magnifica. Avevo tutto. Purtroppo, per il freddo che passava tra gli infissi della porta, stando seduta al pc a scrivere il mio blog nelle giornate di pioggia, mi si infiammò il nervo sciatico. Ho passato dicembre e gennaio praticamente a letto o sul divano. Ogni giorno un’amica veniva a farmi un’iniezione, ed io iniziai a perdere il mio entusiasmo. Mi rendevo conto di perdere il mio tempo, di sprecare questa grande opportunità di crescita personale, di scoprire i boschi e rendere il mio fisico e la mia mente più forti.

Nonostante questo disagio fisico non da poco, alcuni giorni, sono riuscita ad andare a fare le mie lunghe camminate tra la natura, ogni passo era un dolore lancinante, ma la determinazione era più forte! Mi sentivo rigenerata, ripulita da tutta l’ansia, il nervoso e gli ostacoli che mi si presentavano ogni giorno. Mentre avanzavo nei boschi, recitavo Nam Myo Ho Renge Kyo, e tutto il dolore scompariva rapidamente.

I mesi passano veloci, e il mio progetto del viaggio in camper, ancora una volta non decolla! Continue false promesse, perdite di tempo, così decido di abbandonare questo mio sogno… Dopo aver investito soldi, energie, telefonate, appuntamenti, tempo, dopo più di un anno, mi ritrovo stanca, amareggiata. Devo inventarmi qualcosa da fare, inoltre devo lasciare la casetta, e mi ritrovo a dover cercare un altro posto dove andare.

Prendo una mappa geografica, internet, e chiudendo gli occhi punto il dito… Danimarca! Comincia la mia ricerca! Amo la natura e gli animali, quindi, cosa sarei potuta andare a fare? Lavorare in una fattoria!!!! Invio qualche decina di richiesta a diverse farm in Danimarca, il mio tempo e la mia manodopera, in cambio di vitto e alloggio! Purtroppo si presentava il problema dei 4 cagnetti, quindi, cercai anche in altri Paesi europei. Ma per un motivo o per l’altro, nulla. Volevo fare questa esperienza, soprattutto all’estero, avrei approfittato nei giorni liberi di visitare posti nuovi, di imparare un’altra lingua, tradizioni. Nulla.

Un giorno, mando un messaggio ad una cara amica, chiedendole se conosce qualcuno nella sa zona (Monferrato), per lavorare in fattoria. Mi chiama subito dicendo che lei stava cercando qualcuno! Non mi sembrava vero!!! Avrei avuto una cascina in mezzo al nulla tutta per me, terreno per far correre i miei bimbi pelosi, lavorare nel caseificio e con le capre! Il lavoro mi piaceva, avrei avuto i miei spazi, la mia libertà, avrei anche dovuto fare qualche consegna e vendita dei formaggi ad hotel e negozi.  Così accettai la proposta, e nel giro di una settimana, mi trasferii li!

Ero felice di vivere a stretto contatto con la natura e gli animali, stare da sola e mettermi ancora una volta alla prova, ma purtroppo, dovetti abbandonare questo desiderio di vivere in campagna.

I problemi sorgevano già appena mi svegliavo… la casa era troppo grande per poterla scaldare, ed il riscaldamento e l’acqua calda provenivano da una bombola a gas, che immancabilemnte, alla sera era vuota…

Aprivo la porta di casa per far uscire i cagnetti, e loro non volevano uscire a fare i loro bisognini perché  faceva troppo freddo (0 gradi o -1), c’era la nebbia, l’erba bagnata, e loro essendo chihuahuas e quindi piccini, si inzuppavano sempre. Così io ero triste, li vedevo infelici, annoiati, infreddoliti, e mi sentivo in colpa per tutto questo. In più lavoravo tutto il giorno e non potevo stare con loro. Da sempre abbiamo vissuto in simbiosi, staccarsi così, ha fatto male a tutti noi. Cercavo di asciugarli e poi correvo al lavoro in fattoria. Guidavo lungo il tragitto con la nebbia, e mi saliva il nervoso, avevo freddo,  dormivo male e poco per via dei ragni, e a volte durante la notte, finiva il riscaldamento. Quando entravo per fare una doccia,  dovevo insaponarmi e sciacquarmi di corsa, per paura che l’acqua calda finisse, ogni articolazione del mio corpo scricchiolava e avevo dolori fortissimi, arrivavo al lavoro, e stavo tra le celle frigo del caseificio o al pomeriggio nel furgone a fare consegne, al freddo e con l’odiosissima nebbia!

Per rendere la casa più accogliente, avevo investito anche diversi soldi, un frigorifero, una lavatrice, un’asciugatrice, la pittura per le pareti ingiallite, la vernice per i termosifoni, asse del wc, soffione della doccia, tendine, un materasso, armadietti… Fino all’ultimo istante ci ho creduto e ci ho provato! Ma alla fine decisi di mollare. Era troppo persino per me. Spesso non riuscivo a farmi la doccia, e puzzavo di capra… Amavo trascorrere il tempo con loro, coccolarle, parlargli, ma a fine giornata, una bella doccia è quello che ci vuole. Posso anche rotolarmi nel fango, ma devo sapere che posso lavarmi.

Con grande dispiacere e sconfitta personale, devo rinunciare. Anche la mia salute ne sta risentendo. Piangendo io e la mia amica ci abbracciamo, avevamo sperato che la cosa potesse avere esito positivo, ma aveva capito che non stavo davvero bene. Ma la ringrazio per quelle due settimane trascorse insieme, mi ha insegnato cose nuove, e la nostra amicizia continuerà sempre. La stima ed il rispetto non vengono a meno quando ci si vuole bene.

Un martedì mattina, mi sveglio, ero stanca, infreddolita, mi alzo dal letto e vado in cucina per mettere su un caffè… mi rendo conto che diverse cose non sono al loro posto, e mentre cerco di ricordare scoppio ad urlare! Ricordo solo di aver sognato che degli zombie uscivano dalla terra e circondavano la mia cascina, poi entravano in casa, ed io che li combattevo e facevo saltare le loro teste con dei coltelli, li prendevo a calci e pugni… (sonnambulismo da stress)… Avevo il corpo pieni di lividi, chissà con cosa ho combattuto in quelle ore. Iniziai a piangere, e intanto finiva la bombola del gas… niente caffè. Niente acqua calda! Chiamai tutti i miei amici supplicandoli di venirmi  prendere, ero disperata, terrorizzata, perché inconsciamente, stavo rivivendo la brutta esperienza dei ladri a Marbella.

Una coppia di amici conosciuti a Diano Marina, vennero a prendere me e i miei cani nel Monferrato, improvvisamente iniziai a stare meglio, ma ero tanto dispiaciuta per la mia amica, aveva creduto in me, ed io la stavo deludendo…ero dispiaciuta per me stessa per aver mollato per la prima volta nella mia vita, mi sono sentita fragile, indifesa, avevo paura che la guerriera stesse per scomparire, e mi arrabbiavo sempre di più.

Stavo pretendendo troppo da me stessa, questo continuo bisogno di mettermi in discussione, di fare esperienze così diverse da quelle a cui sono stata abituata. Di dovercela fare da sola, non aver bisogno di nessuno e non chiedere mai aiuto… Forse, o quasi sicuramente, se avessi avuto un luogo caldo, e non a dipendere da una bombola del gas in una casa così grande, se non fossi dovuta andare in giro per quelle vallate nebbiose e guidare rischiando la mia vita ogni giorno, sarei ancora li. Avrei sopportato anche il freddo, perché ero con la natura e i miei animali, questo mi avrebbe ripagata dalla scelta di vita che avevo fatto, pian piano nei giorni di festa, sarei andata a camminare nei boschi, a fare le mie foto, a far giocare i miei bimbi pelosi.

Ma quando il cervello ed il tuo corpo non ne possono più, devi avere la forza ed il coraggio di dire basta! Non vuol dire che ti arrendi, adesso l’ho capito, tu ci hai provato, ci hai creduto, hai sforzato il tuo corpo e la tua mente, fino a quando sono crollati. E’ anche vero che ne venivo da due mesi di sciatalgia ed ernia del disco, quindi ero snervata dal dolore, e tutto insieme, alla fine, mi han portato a… tornare a Genova.

Più cerco di andare via da qui, e più il mio karma mi riporta a dover riprovarci! Adesso ho iniziato nuove sfide…

Ma le mie avventure non finiscono qui… A Genova, ho ritrovato i miei amati cinghiali…

Alla prossima puntata!

 

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Una passeggiata nei boschi del Colle Cervo

E’ una bellissima giornata autunnale, è martedì, e quindi essendo giornata di silenzio venatorio,  mi preparo per andare nei boschi.   Oggi ho scelto il Colle del Cervo, mi sono fatta accompagnare sino alle alture,  per poi scendere tra  una vegetazione varia e rigogliosa. La Liguria e più precisamente la Riviera dei Fiori, nel versante di  ponente, è il territorio in Italia ma anche in Europa, più ricco di verde e di boschi.

 

Le passeggiate vengono diversificate da incontri visivi tra oliveti, aranceti, vigneti, palme, oleandri, castagni, faggi, querce, e una vista mozzafiato  tra cielo e mare.  Sono presenti anche limoni,  buganvillea,  ibisco, violaciocche, campanule, agave, mirto, lavanda selvatica, timo, ginestre, narcisi, orchidee, pini, lecci, fichi, eucalipti, salvia, genziana, gigli.

Ho indossato la mia ‘divisa’, jeans mimetici, un marsupio legato alla gamba (poi in seguito ho trovato un modello fatto ad hoc!), i miei amati e comodissimi scarponi, zaino e tutto l’equipaggiamento!

Durante la mia passeggiata ho incontrato una poiana, che ho potuto ammirarla volare con il binocolo, ho provato a fare una foto, ma si vedeva solo un puntino… Era meraviglioso vederla planare con le ali spiegate, e stare li ferma, con il vento che la teneva sospesa.

 orme di lupo, volpi, cinghiali, daini.

Come sempre vado nei boschi per incontrare questi magnifici animali, che purtroppo vengono uccisi da spietati assassini per uno sport macabro. Per molti appassionati e amanti dei boschi come me, passeggiare immersi nella natura nasconde qualcosa di magico, che purtroppo ci è stato tolto. Io stessa attendo il martedì ed il venerdì, come se fossero i giorni più importanti della mia vita!

Quel silenzio, quella pace, l’odore della terra, degli alberi e delle piante, ti penetrano dentro, e ti senti un tutt’uno con l’ambiente circostante. A volte senti il forte odore di qualche animale che  è appena passato  e ti  battere forte il cuore nel petto,  sperando che sia ancora li vicino a te. ( ho avuto il privilegio di passeggiare con dei cinghiali, e vederli a pochi cm da te grufolando e quasi a sorriderti con quei loro musi simpatici, viene voglia di non tornare più a casa).

Vista panoramica sentiero Luni-Ventimiglia.

 

 

La gita termina nel borgo antico di Cervo. https://it.wikipedia.org/wiki/Cervo_(Italia)

Scorcio di casa. Vista sul golfo di Cervo – San Bartolomeo al mare. 

Golfo del dainese.

 

 

 

 

La mia giornata si è appena conclusa.  E’  stata un’esperienza carica di energie, di scoperte, di profumi e di bellezza.  Il sole sta calando, e pian piano i colori assumono tonalità dolci e serene, pronte  ad accompagnarti e cullarti verso casa. Grazie natura.

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Boschi-Genova 2016

 

Genova non è solo una città di mare con i suoi 30 km di costa che vanno da Voltri a Nervi, ma alle spalle ha rilievi montuosi, dove sorgono diversi centri urbani.

Le alture genovesi, quindi, sono facilmente raggiungibili a piedi…

Questo comporta bellissime passeggiate tra mare e monti, dove poter passeggiare in bellissimi boschi, a contatto con la natura e respirare aria pura.

Purtroppo per colpa della stagione venatoria (appoggiata dalla Regione e con apertura anticipata e prolungata), molti dei cittadini, si vedono costretti a non poter portare i propri figli e/o cani nei boschi. Sta diventando una situazione ingestibile, con questa prepotenza ci costringono ad essere tutti obbligati a vivere in un clima di paura.

Il territorio presenta rilievi montuosi che hanno quote che variano dai 400 ai 1100 metri di altezza e distano tra i 6 e i 10 chilometri dal mare. L’Istat classifica il comune come appartenente alla zona altimetrica “montagna litoranea” (zona con presenza di rilievi con altitudini superiori ai 600 m). A ponente i rilievi più significativi sono il monte Gazzo (419 m), punta Martin (1001 m), il monte Pennello (996 m), il monte Proratado (928 m) appartenente all’itinerario dell’ Alta Via dei monti Liguri, il monte Figogna (804 m), il monte Mezzano (637 m), il monte Corvo (543 m) e il monte Bastia (437 m). A levante si trovano il monte Alpi (800 m) e i piani di Creto (640 m), il monte Fasce (834 m) e il monte Moro (412 m), appena sopra l’abitato di Nervi. Le colline da ponente a levante sono quelle di Murta, Coronata, Pegli, Rivarolo, Begato, sino ad arrivare a quella del Belvedere a Sampierdarena, a quella di San Benigno (scomparsa con lo sbancamento negli anni trenta) e della collina degli Angeli, alle colline di Sarzano, De Ferrari (scomparsa, perché sbancata) e Carignano, nel centro di Genova e col contrafforte collinare del Righi e la collina di Albaro, Quarto, Quinto, Nervi, Sant’Ilario nel levante. ( fonte Wikipedia).