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Marbella, Genova, Diano Marina, Monferrato, Genova.

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Negli articoli precedenti…

Eravamo rimasti che dalla Spagna ero ritornata in Italia, a Genova, mia città natale, dove mi ero appassionata alla storia dei cinghiali che vagavano di notte per il quartiere di San Fruttuoso.  Da li, ho cominciato a seguirli giorno e notte,  tra i boschi (facendo dai 10 ai 25 km al giorno sulle alture genovesi) e le strade urbane per stabilire con loro un contatto e riportarli nel loro habitat.   Questo ‘rapporto’ con gli ungulati è durato per circa 6 mesi, Lara, la mamma, e i suoi cuccioli, oramai facevano parte del mio quotidiano. In questo modo ho imparato a conoscere questi animali selvatici, che di selvatico oramai hanno ben poco… Ma la  mia permanenza genovese, dura poco.   Mi esaspero dallo squallore cittadino, dalla sporcizia, dal degrado che dopo anni, ho ritrovato in questa città.   Mi fa soffrire,  non riconosco più la mia bella e amata Genova. Vivendo fuori è più facile tornare a casa e vedere che tanto è cambiato! Così, decido di andarmene. Un’altra volta.

Il mio desiderio è sempre stato quello di vivere in mezzo alla natura, a contatto con i boschi e con gli animali, fare delle esperienze diverse. Siccome lavoravo ad un progetto, cioè viaggiare con un camper ( anche li perso un anno e due mesi della mia vita, dietro a sponsor, false promesse ed attese), decido di andare a vivere in un mobilhome all’interno di un parco vacanze. Per il mio passato e il mio stile di vita, è una cosa impensabile… Ma dovevo abituarmi ad uno stile quotidiano differente, avere spazi ridotti, convivere con i miei 4 cani per un lungo tempo indeterminato e senza grandi comodità… Mai scelta fu più felice! Per 5 mesi ho vissuto nel golfo del Dianese,  un luogo incantevole, un mare stupendo, una vegetazione strepitosa.

Odori di limone, rosmarino ed ulivo riempivano i miei polmoni, insieme alla lavanda e ai fiori selvatici! La natura sa regalare scenari e profumi che ben oltre vanno al sogno più bello. Scendevo a piedi verso il paese, spesso portavo anche i miei pelosi, e correvamo sulle bellissime spiagge di sabbia, mangiavamo un panino e tutto era così rilassante e carico di buona energia.

Altri giorni invece, le mie passeggiate si spostano verso i miei amati boschi. Partenza da Diano Marina verso Diano San Pietro,  Diano Castello, Diano Arentino, Passo Grillarine, Pontedassio, Merea, e proseguo sulle mulattiere sino a casa… Bellissimo quando sul versante verso Pontedassio, vedevo le Alpi ed il confine con il Piemonte. Dietro il mare ligure e davanti le alpi innevate.

Uno scenario da favola, il sorriso stampato sul viso, perché in un certo senso, dopo ore e fatica, hai raggiunto la vetta! Non stiamo parlando di scalare l’Everest, ma di assaporare la bellezza della natura, fermarsi e scoprire la terra, i fiori, le piante, le impronte degli animali. Non seguivo nessun tracciato e nessuna cartina,  “volevo “perdermi” nel bosco, e assaporare la gioia che provavo.

L’importante era che ad una certa ora, dopo  tot  km,  prima che venisse buio, dovevo prendere la strada per casa. Così, dopo più di dieci km, puntai verso il mare. Senza orologio guidavo il mio percorso con la luce del sole,  il mio ritmo vitale era all’unisono con la natura. In questo modo mi sentivo libera, felice, percepivo che ogni foglia di ogni albero, ha un suo profumo particolare, ti veniva voglia di strappare dalla terra gli asparagi selvatici e mangiarli sul posto, ma, rispetti la loro vita, perché anche loro ti stanno regalando qualcosa di magico. La vista ti sorprende, ti cattura, hai quasi paura di andare via da li, perché hai faticato tanto per arrivare in cima e non sai quando potrai più tornarci.. (soprattutto per me con un’ernia al disco, e che facevo iniezioni solo per poter  stare in piedi!!! Ma la determinazione superava il dolore!). Intanto calava il sole, e quasi mi sentivo spegnere un po’ anche io.

Sapevo che questa giornata meravigliosa stava finendo, continuando a seguire le impronte degli animali, scendevo verso le fasce dei boschi liguri, dalle terrazze naturali di ulivi, piante e paesaggi da fiaba. Continuo a puntare verso il mare, è inverno, ed il sole cala presto. Ma non mi importa se devo attraversare il bosco al buio. Io mi sento a casa. La mia camminata prosegue, è quasi buio, ma mi sento ancora più felice. Distinguo meglio gli odori, sento meglio i rumori e con la torcia posso vedere poco più avanti del mio naso. Il cuore batte forte, e quasi mi scende una lacrima di gioia. Quasi non me ne accorgo. Sono a casa.

La vita quotidiana nel mio mobilhome si rivela una grande scoperta positiva, (a parte il riscaldamento a pompa di calore, busto caldo e gambe gelide…), non mi manca nulla, anzi, a volte penso sia persino grande! Vivendo tutto il giorno in mezzo alla natura, mi sono resa conto che un letto può bastare, una cucina per preparare qualche buona pietanza   (che poi mi nutro praticamente di sola pizza, pop corn ed hummus), un bagno, una doccia e dove mettere i vestiti. Avevo anche uno spazio esterno, comodissimo per i cani, per prendere il sole e leggere un libro. Una vista magnifica. Avevo tutto. Purtroppo, per il freddo che passava tra gli infissi della porta, stando seduta al pc a scrivere il mio blog nelle giornate di pioggia, mi si infiammò il nervo sciatico. Ho passato dicembre e gennaio praticamente a letto o sul divano. Ogni giorno un’amica veniva a farmi un’iniezione, ed io iniziai a perdere il mio entusiasmo. Mi rendevo conto di perdere il mio tempo, di sprecare questa grande opportunità di crescita personale, di scoprire i boschi e rendere il mio fisico e la mia mente più forti.

Nonostante questo disagio fisico non da poco, alcuni giorni, sono riuscita ad andare a fare le mie lunghe camminate tra la natura, ogni passo era un dolore lancinante, ma la determinazione era più forte! Mi sentivo rigenerata, ripulita da tutta l’ansia, il nervoso e gli ostacoli che mi si presentavano ogni giorno. Mentre avanzavo nei boschi, recitavo Nam Myo Ho Renge Kyo, e tutto il dolore scompariva rapidamente.

I mesi passano veloci, e il mio progetto del viaggio in camper, ancora una volta non decolla! Continue false promesse, perdite di tempo, così decido di abbandonare questo mio sogno… Dopo aver investito soldi, energie, telefonate, appuntamenti, tempo, dopo più di un anno, mi ritrovo stanca, amareggiata. Devo inventarmi qualcosa da fare, inoltre devo lasciare la casetta, e mi ritrovo a dover cercare un altro posto dove andare.

Prendo una mappa geografica, internet, e chiudendo gli occhi punto il dito… Danimarca! Comincia la mia ricerca! Amo la natura e gli animali, quindi, cosa sarei potuta andare a fare? Lavorare in una fattoria!!!! Invio qualche decina di richiesta a diverse farm in Danimarca, il mio tempo e la mia manodopera, in cambio di vitto e alloggio! Purtroppo si presentava il problema dei 4 cagnetti, quindi, cercai anche in altri Paesi europei. Ma per un motivo o per l’altro, nulla. Volevo fare questa esperienza, soprattutto all’estero, avrei approfittato nei giorni liberi di visitare posti nuovi, di imparare un’altra lingua, tradizioni. Nulla.

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Un giorno, mando un messaggio ad una cara amica, chiedendole se conosce qualcuno nella sa zona (Monferrato), per lavorare in fattoria. Mi chiama subito dicendo che lei stava cercando qualcuno! Non mi sembrava vero!!! Avrei avuto una cascina in mezzo al nulla tutta per me, terreno per far correre i miei bimbi pelosi, lavorare nel caseificio e con le capre! Il lavoro mi piaceva, avrei avuto i miei spazi, la mia libertà, avrei anche dovuto fare qualche consegna e vendita dei formaggi ad hotel e negozi.  Così accettai la proposta, e nel giro di una settimana, mi trasferii li!

Ero felice di vivere a stretto contatto con la natura e gli animali, stare da sola e mettermi ancora una volta alla prova, ma purtroppo, dovetti abbandonare questo desiderio di vivere in campagna.

I problemi sorgevano già appena mi svegliavo… la casa era troppo grande per poterla scaldare, ed il riscaldamento e l’acqua calda provenivano da una bombola a gas, che immancabilemnte, alla sera era vuota…

Aprivo la porta di casa per far uscire i cagnetti, e loro non volevano uscire a fare i loro bisognini perché  faceva troppo freddo (0 gradi o -1), c’era la nebbia, l’erba bagnata, e loro essendo chihuahuas e quindi piccini, si inzuppavano sempre. Così io ero triste, li vedevo infelici, annoiati, infreddoliti, e mi sentivo in colpa per tutto questo. In più lavoravo tutto il giorno e non potevo stare con loro. Da sempre abbiamo vissuto in simbiosi, staccarsi così, ha fatto male a tutti noi. Cercavo di asciugarli e poi correvo al lavoro in fattoria. Guidavo lungo il tragitto con la nebbia, e mi saliva il nervoso, avevo freddo,  dormivo male e poco per via dei ragni, e a volte durante la notte, finiva il riscaldamento. Quando entravo per fare una doccia,  dovevo insaponarmi e sciacquarmi di corsa, per paura che l’acqua calda finisse, ogni articolazione del mio corpo scricchiolava e avevo dolori fortissimi, arrivavo al lavoro, e stavo tra le celle frigo del caseificio o al pomeriggio nel furgone a fare consegne, al freddo e con l’odiosissima nebbia!

Per rendere la casa più accogliente, avevo investito anche diversi soldi, un frigorifero, una lavatrice, un’asciugatrice, la pittura per le pareti ingiallite, la vernice per i termosifoni, asse del wc, soffione della doccia, tendine, un materasso, armadietti… Fino all’ultimo istante ci ho creduto e ci ho provato! Ma alla fine decisi di mollare. Era troppo persino per me. Spesso non riuscivo a farmi la doccia, e puzzavo di capra… Amavo trascorrere il tempo con loro, coccolarle, parlargli, ma a fine giornata, una bella doccia è quello che ci vuole. Posso anche rotolarmi nel fango, ma devo sapere che posso lavarmi.

Con grande dispiacere e sconfitta personale, devo rinunciare. Anche la mia salute ne sta risentendo. Piangendo io e la mia amica ci abbracciamo, avevamo sperato che la cosa potesse avere esito positivo, ma aveva capito che non stavo davvero bene. Ma la ringrazio per quelle due settimane trascorse insieme, mi ha insegnato cose nuove, e la nostra amicizia continuerà sempre. La stima ed il rispetto non vengono a meno quando ci si vuole bene.

Un martedì mattina, mi sveglio, ero stanca, infreddolita, mi alzo dal letto e vado in cucina per mettere su un caffè… mi rendo conto che diverse cose non sono al loro posto, e mentre cerco di ricordare scoppio ad urlare! Ricordo solo di aver sognato che degli zombie uscivano dalla terra e circondavano la mia cascina, poi entravano in casa, ed io che li combattevo e facevo saltare le loro teste con dei coltelli, li prendevo a calci e pugni… (sonnambulismo da stress)… Avevo il corpo pieni di lividi, chissà con cosa ho combattuto in quelle ore. Iniziai a piangere, e intanto finiva la bombola del gas… niente caffè. Niente acqua calda! Chiamai tutti i miei amici supplicandoli di venirmi  prendere, ero disperata, terrorizzata, perché inconsciamente, stavo rivivendo la brutta esperienza dei ladri a Marbella.

Una coppia di amici conosciuti a Diano Marina, vennero a prendere me e i miei cani nel Monferrato, improvvisamente iniziai a stare meglio, ma ero tanto dispiaciuta per la mia amica, aveva creduto in me, ed io la stavo deludendo…ero dispiaciuta per me stessa per aver mollato per la prima volta nella mia vita, mi sono sentita fragile, indifesa, avevo paura che la guerriera stesse per scomparire, e mi arrabbiavo sempre di più.

Stavo pretendendo troppo da me stessa, questo continuo bisogno di mettermi in discussione, di fare esperienze così diverse da quelle a cui sono stata abituata. Di dovercela fare da sola, non aver bisogno di nessuno e non chiedere mai aiuto… Forse, o quasi sicuramente, se avessi avuto un luogo caldo, e non a dipendere da una bombola del gas in una casa così grande, se non fossi dovuta andare in giro per quelle vallate nebbiose e guidare rischiando la mia vita ogni giorno, sarei ancora li. Avrei sopportato anche il freddo, perché ero con la natura e i miei animali, questo mi avrebbe ripagata dalla scelta di vita che avevo fatto, pian piano nei giorni di festa, sarei andata a camminare nei boschi, a fare le mie foto, a far giocare i miei bimbi pelosi.

Ma quando il cervello ed il tuo corpo non ne possono più, devi avere la forza ed il coraggio di dire basta! Non vuol dire che ti arrendi, adesso l’ho capito, tu ci hai provato, ci hai creduto, hai sforzato il tuo corpo e la tua mente, fino a quando sono crollati. E’ anche vero che ne venivo da due mesi di sciatalgia ed ernia del disco, quindi ero snervata dal dolore, e tutto insieme, alla fine, mi han portato a… tornare a Genova.

Più cerco di andare via da qui, e più il mio karma mi riporta a dover riprovarci! Adesso ho iniziato nuove sfide…

Ma le mie avventure non finiscono qui… A Genova, ho ritrovato i miei amati cinghiali…

Alla prossima puntata!