Diario

Ho lasciato tutto per riscoprire me stessa

Più volte durante la mia vita, ho lasciato casa, famiglia, amici, ho sempre avuto quel richiamo verso l’avventura, l’unica mia costante sempre nel tempo, tanto che in 43 anni ho traslocato 38 volte, cambiando città, paese, nazione, sempre alla ricerca di qualcosa, ma in realtà, volevo solo riscoprire me stessa… (lasciai un ex via fax… quando dico basta, devo scappare, infatti mi trasferii in un’altra città con la scusa di un lavoro, è da lì che gli scrissi: ‘è finita!’).

Imparare...

Durante questi primi 5 mesi del tour on the road in solitaria, ho imparato un modo diverso di viaggiare, certo, è la prima volta che affronto un viaggio in camper e sono una fulltimer, cioè, il camper è casa mia, infatti non ho una casa in nessuna parte del mondo che mi aspetta, e per me, è un grosso sollievo non avere alcuna radice, nessun cordone ombelicale, perché io vivo il qui ed ora.

Negli ultimi anni mi ero smarrita, avevo perduto quella luce interiore che illuminava il mio cammino, facendomi tarpare le ali da uomini insicuri, da relazioni sbagliate, da vampiri di energie che cercavano di usare quella mia stessa luce per poter essere felici. Mi sono fatta usare e consumare dalle persone, perché non riconoscevo più me stessa. Avevo abbassato la guardia perdendo di vista i miei obiettivi, arrivando così, ad essere infelice e triste.

Di seguito, ho preso le distanze da tutto e tutti, sono riuscita a dire ‘no’, a lasciare andare tutto ciò che non mi serviva per il mio percorso personale, ma a volte è ancora difficile cercare di far capire, che per me, questo è anche un viaggio di crescita spirituale, e le continue interferenze esterne, tolgono i miei momenti di raccolta. Infatti ho anche smesso di praticare buddhismo, perché verso sera, spesso lo dedico alle telefonate, ai whatsapp, e non riesco a far comprendere, che io non soffro di solitudine, e che la mia felicità, sta proprio nel vivere i miei momenti, e alla fine, vado a letto che mi sento stanca, senza energie, non ho scritto i miei articoli o il mio libro, sono stata a chiacchierare di cose che ho volutamente lasciato, e così, anche se vivo in giro per il mondo, continuo a permettere di abbassare il mio stato vitale.

Queste cose per il modo di pensare occidentale, possono risultare offensive o senza senso, ma per persone come me, che hanno abbracciato uno stile di vita diverso da quello imposto dalla società, capiscono perfettamente come ci si sente.

Di fatto, chi ha scelto di vivere in solitaria in giro per il mondo, (questo fenomeno è in costante crescita), è perché ha tempo e voglia da dedicare a se stesso, e non si sente affatto solo. Finalmente con questo viaggio – che poi non vorrei nemmeno definirlo tale, perché questa è la mia vita – sta finalmente facendo uscire la vera me, quella che ho perduto tanti anni fa, spenta da meccanismi urbani, colei che ha permesso agli altri di consumarmi.

Dentro di me, si sta risvegliando quella consapevolezza del ‘chi sono’, grazie a questo ‘viaggio’ interiore, che fa risplendere di luce il mio vero ‘io’.

Certo, non avessi tutti gli imprevisti legati al camper, sarei più felice; invece di dedicare ore a trovare soluzioni, a riparare etc. Ma in questo articolo non voglio parlare di Roger (il camper), perché l’argomento è un altro.

Essere una viaggiatrice on the road è per me uno stile di vita, un modo di vivere la mia quotidianità sempre alla ricerca di un qualcosa da imparare, da ricordare e da tenere per sempre con me. Bisogna essere in grado di trasformare anche le disavventure in storie avventurose e che si possa trarne un insegnamento. E’ normale che come nel mio caso, vivendo in un tour itinerante, è necessario avere una capacità di poter gestire le difficoltà, che fanno parte del gioco, ma è anche vero, che ci sono una infinità di momenti dove sei rapito dalla bellezza dei luoghi, un continuo cambiamento che fa nascere dentro di te, la voglia di continuare ad esplorare.

Mi manca tutto questo, oramai sono ferma da quasi 3 mesi, non faccio altro che vedere camper su camper, gente che va e viene, fare la coda per la doccia o lavare i piatti, insomma, durante l’estate con la massa di turismo, vivere in un camping o area di sosta in modo ‘stanziale’, è davvero tosta. Soprattutto io che amo il silenzio e la totale solitudine, lo ammetto, è stata davvero dura affrontare questo caos, e solo da 3-4 giorni, inizio a respirare…

Sono tornata a riassaporare il momento magico, quello prima del crepuscolo, quando la giornata giunge al termine, e posso raccogliere e racchiudere i miei pensieri, tornare a vivere nel mio mondo, dove solo io posso accedere a quell’immenso senso di serenità, che mi rende davvero felice.

Mettere nero su bianco le mie sensazioni, aprirmi al mondo portando con me chi ha voglia di crescere, chi cerca una spinta, un motivo per fare un piccolo o grande passo. Dimostrare che anche se si è in viaggio da soli, non si è mai soli, e non bisogna aver paura dell’ignoto. Forse la tv, condiziona molto, terrorizza chi magari vorrebbe mettersi in gioco, facendo vedere disastri, gente cattiva, ma vi posso dire, che esistono tante brave persone, e mi sento più sicura a vivere su strada, che andare in giro in città dove posso essere aggredita. Certo, bisogna prender le giuste precauzioni, ma le brutte persone, quelle che mi hanno ferita, derubata, usata, manipolata, erano vicini di casa, gente del quartiere, non persone incontrate per caso.

Per me non è mai esistite la parte deprimente del viaggio, se non quando in passato dovevo tornare a casa, come dopo una vacanza. Io provo l’esatto contrario, mi sentivo depressa quando dovevo tornare a casa! Ma ho risolto, perché non avendola più, non ho alcuna ansia, non provando alcun attaccamento non mi sento triste per questo, e poi, ‘quale è casa mia?’. La mia città perché ci sono nata? No. Mi sono sempre definita cittadina del mondo, perché è qui che voglio vivere, incrociando gli sguardi, innamorarmi di un particolare, sentire il costante cambiamento scorrere nelle mie vene, assaporare la novità, perché questo mi costringe ad adattarmi, ad imparare e a crescere. Trovo eccitante non conoscere la mia destinazione, sapere dove quella strada mi porterà.

Quando dopo qualche anno vissuto in Spagna, tornai nella mia città, notai che tutto era rimasto uguale, si forse gli amici avevano messo su famiglia, o altri si erano separati, ma a parte questo, nessun altro cambiamento. Tutto uguale, inerme, ovattato. Io invece sono cambiata, l’unica costante è che sono sempre single da anni, con la differenza, che ho avuto il coraggio di pensare solo a me stessa, di lasciare ogni cosa dietro alle mie spalle, e cercare la mia felicità nel mio modo di vivere. Senza costrizioni, rapporti, il dover condividere o rendere conto a qualcuno, o ritrovarmi a inutili, sterili e infinite conversazioni, solo perché bisogna ‘socializzare’. Che bella la libertà, che bello essere se stessi.

In viaggio tutto è diverso, stringi amicizie in modo del tutto casuale, istintivo, ti conosci perché qualcosa ti ha unito, e non perché frequenti una compagnia in città, un locale, on the road, la gente è diversa, più ‘vera’, non deve fingere per essere accettato. Non esistono ceti sociali o nicchie, sei solo te stesso, c’è molto più altruismo rispetto alle persone che puoi conoscere nel tuo palazzo o quartiere, come il tuo vicino di casa o persino un amico. Tutto prende un’altra forma, un altro colore, è più reale, diretto, è straordinario. Tante persone mi hanno assistita, sostenuta ed aiutata, cosa che non posso dire, di aver ricevuto da chi è ‘amico’ o mi conosce da anni. Mi hanno teso la mano dei perfetti sconosciuti, che oggi, sono diventati miei amici.

A volte me lo sono chiesta ‘dove è casa?’ , magari non è il pianeta terra, magari è una stella lassù nel cielo, io sono qui solo di passaggio, per compiere la mia missione. So che non viaggio nella ricerca di trovare il posto a cui appartengo, perché non appartengo a niente e a nessuno, se non a me stessa. Io viaggio per conoscere, imparare e raccontare.

Ho sperimentato molti modi di vivere, cambiando e modificando nel tempo molto di me stessa, adattandomi alle diversità, vivendo alti e bassi, come si dice: ‘dalle stelle alle stalle’, che all’interno di questo processo di ricerca, mi ha fatto capire che sono una ‘viaggiatrice’, non una travel blogger, ma una donna coraggiosa, che ama l’avventura, che si appassiona alle diverse culture, usi e costumi, percettiva agli stimoli della vita, e a cui non importa di costruire un futuro incerto, ma di vivere il QUI E ORA.

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