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LA REGINA DEL BOSCO

by Saba Wesser

Ognuno di noi, ha una propria affinità, con un essere vivente, ed io, lo ho con il regno animale e madre natura.

Sin da piccola, ho sempre avuto un legame profondo con gli animali. Ogni domenica, la trascorrevo in compagnia di mucche, cavalli, pecore, capre, asini, galline, maiali, conigli, cani, gatti, oche, insomma, da sempre i miei migliori amici, preferendo la loro compagnia a quella dei miei coetanei, (questo sin dall’asilo), e devo dire, che in qualche modo, riuscivo a comunicare con loro. Infatti, un mio zio, mi diede il nome di “piccola Mowgli”, si proprio lui, il bambino del libro della giungla! Quante volte ho fantasticato di poter aver un lupo, un orso e una pantera nera come amici.

Non ho mai avuto paura degli animali, c’è sempre stato un rapporto di rispetto, riuscivamo a coesistere tranquillamente, giocando insieme tra verdi prati o dentro le stalle.

Ero tanto affezionata agli animali, che avevo più di 300 pupazzi in camera mia! Ognuno divisi per famiglia, e con il proprio nome!

Quando la domenica, si andava in campagna nel basso Piemonte, solitamente si pranzava sempre nello stesso ristorante. Il locale molto grande ubicato nel bosco, permetteva di poter andare a giocare dopo aver mangiato. I “grandi”, lasciavano noi “piccoli”, la nostra libertà di svago. (altri tempi).

Le avvertenze erano sempre le stesse: ‘non farti male, se no te ne do ancora, attenta ai cinghiali, c’è il lupo cattivo, non andare giù che dalla fonte dello zolfo esce il diavolo, non raccogliere i funghi per mangiarli che sono velenosi, se qualcuno si avvicina grida e scappa’. Ogni domenica la stessa solfa. E ogni volta, facevo di testa mia. Come di consueto, abbandonavo gli altri bambini, per addentrarmi nel fitto bosco. Loro ascoltavano i genitori, semplicemente perché avevano paura del diavolo, del lupo cattivo e dei cinghiali, ma io no. Trovavo tutto questo fantastico ed eccitante, amavo perdermi nel bosco, avevo imparato a conoscerlo bene. Non avevo paura di niente e di nessuno.

I bambini, rimasti nei pressi del ristorante, non facevano altro che urlare, giocare a calcio, gridare, piangere, insomma, una tale noia per me, cresciuta con uno spirito avventuriero e di ricerca; e così, mi isolavo, per cogliere l’essenza e la magia del bosco. Adoravo sentire il profumo della terra, il suono sordo della natura, il fruscio delle foglie, l’odore di qualche animale selvatico; sorridevo, giocavo alla “Regina del bosco”, con fate, gnomi e folletti. E mi sentivo davvero felice.

Prendevo qualche sentiero, seguendo le tracce e le impronte degli animali, trovavo le fatte (loro escrementi), e quindi percepivo la loro presenza. Il cuore mi batteva forte dall’emozione, speranzosa di incontrare un selvatico. Incontrai diversi serpenti, gatti selvatici, e un cinghiale.

Pura emozione. Un grosso esemplare, solo, quindi probabilmente un maschio, (lo dico a distanza di 35 anni, poiché ora la mia vita, è dedicata proprio a questo straordinario animale…). Ci guardammo, fece il suo saluto inchinando la testa ed emettendo il suo grugnito, e se ne andò. Tutto qui.

Ovviamente, non raccontai a nessuno di questo episodio, per paura che mi vietassero di allontanarmi nel bosco (giustamente…).

...Non capivo come mai, avessi questo rapporto con gli animali, e anche crescendo, molti dei miei amici, accorgendosi di questo fenomeno, mi hanno ribattezzata “selvaggia”. E per me, è un vero complimento!

Dopo qualche anno – avevo 13 anni – finì in una colonia. I miei si stavano separando, ed il tribunale dei minori e assistenti sociali, decisero di spedire me e mia sorella a Col di Nava in provincia di Imperia. Un mese da incubo. Non per essere lontana dai miei genitori, non ho mai avuto alcun cordone ombelicale da quando avevo 3 anni, sono cresciuta tra tate, baby sitter, televisione, insomma in un mondo di adulti, lontana dall’affetto familiare.

Anche in questo caso, mi fu difficile rapportarmi con i miei coetanei, e cercavo sempre di prendere le distanze da ragazzine che piangevano, perché avevano mancanza di casa, ragazzini stupidi con i primi peli e brufoli stile bomba esplosa in faccia; io ero già matura, ero una piccola viaggiatrice e ricercatrice, mi interessavano altre cose, e quindi, trascorrevo il mio tempo, andando a camminare nel bosco.

Inutile dire, che venivo sempre ripresa dalla direzione, e anche messa in castigo. Ed io, ribelle quale ero, facevo comunque di testa mia. Non pensate che io fossi una bambina maleducata, anzi, ho sempre portato rispetto, ma quando ero vicino ad un bosco, avevo come un “richiamo”, mi sentivo a casa, avevo bisogno di stare lì da sola. Era di vitale importanza per me. Non potevo farne a meno.

Sono nata a Genova, città di mare, ma non ho mai avuto questo legame per il mare, infatti non so nemmeno nuotare, e andare in spiaggia, mi annoia parecchio. Ho anche avuto diversi spiacevoli “incontri” marini… perché anche in questo ambiente, diverse volte, ho avuto a che fare con il mondo vivente marino… Più avanti vi racconto. Forse sono più forti le mie origini ancestrali, il deserto, la foresta, la natura di terra… l’Etiopia.

Tornando alla colonia, una notte, incuriosita dalla storia che durante il giorno gli educatori ci avevano raccontato, in merito ad una mia domanda, sul fatto che alcune notti, avevo sentito ululare un lupo, con grande gioia, arrivò la conferma della sua presenza. Così verso mezzanotte, uscì da sola dalla camerata, incamminandomi nel buio oscuro del bosco, in cerca del lupo per vederlo da vicino! Non avevo paura, ‘è un cane selvatico che vive libero nel bosco’, pensavo. E mentre i miei occhi iniziarono ad abituarsi all’oscurità, mi sentì chiamare. Per poco non mi venne un colpo! Era una mia compagna della colonia, che mi aveva seguita, uscendo anch’essa di soppiatto dalla camera. Ma se io non avevo destato alcun sospetto, la ragazzina curiosa, molto più goffa, aveva fatto rumore… non si rese conto, di essere stata seguita dall’educatrice! Ecco che per colpa sua, fummo riportate indietro! Inutile precisare che le tolsi l’amicizia, seppur non esisteva facebook! Con lei avevo chiuso! Il mio sogno di incontrare il lupo, svanì, e gli ultimi giorni di permanenza nella colonia, furono davvero insopportabili.

Appena maggiorenne, andai a vivere da sola, in fin dei conti, dai 13 ai 17 anni e mezzo, li trascorsi tra colonia e collegio, quindi ero indipendente, e durante un terribile alluvione che causò dei danni a Genova (strano…), mia sorella trovò due micetti: uno bianco e una nero. Avevano meno di un mese, la mamma chissà che fine aveva fatto, e i piccoli rischiavano di morire sul ciglio della strada, in un secondo presi il gattino nero e lo chiamai Silvestro. Il bianco, lo prese un’amica di mia sorella.

Silvestro era come una piccola pantera, a tratti feroce quando doveva mangiare, ma era la mia ombra. A volte sembrava più un cane che un gatto. Spesso usciva con me, libero, senza guinzaglio, e mi seguiva ovunque andassi. Un rapporto straordinario, che avvenne anche con Saba Junior, un’altra gatta nera.

Durante la mia vita, ho avuto diversi gatti, come anche i miei due amori: Samir, un gatto bengala e Rania, un’abissina, Rocco, il merlo indiano, un cavallo, Pistacchio – un incrocio tra yorkshire e chissà cosa, anche lui, che riposi nel cielo stellato, e adesso vivo con 4 chihuahuas, 2 italiani, presi da un terribile allevamento a Cuneo, e 2 spagnoli, salvati quando vivevo a Marbella

Viviamo in simbiosi h24 da anni, sono la mia famiglia, così come lo sono sempre stati i miei animali, con cui condivido il mio tempo, gli parlo, e quando dico: Coco, fai la pippì, lei la fa, Coco: bevi, lei beve… Ma anche gli altri 3, capiscono cosa dico, anzi, siccome abbiamo vissuto tra Italia, Spagna e Francia, parlano 4 lingue: italiano, francese, inglese e spagnolo… Ed io, ogni giorno, dal 2016, amando la lingua spagnola, in casa parlo con loro in spagnolo… Lo so, sembro matta, ma mi capiscono. Non posso dire la stessa di cosa di certe persone, seppur gli parlo in italiano…

Ci fu un episodio quando vivevo ad Estepona, in Andalusia, in cui un giorno, andai a visitare il ‘Safari Estepona Selwo’, che si trovava nella collina di fronte casa mia, la quale alla sera, sentivo il leone ruggire e gli elefanti barrire, così come, altri stupendi animali selvatici, che sotto il cielo stellato, quando non c’era più nessuno, iniziavano a dialogare tra loro.

Ho sempre odiato il circo, lo zoo e l’acquario, sono contro ogni sfruttamento animale, ma dentro il mio cuore, balenava l’idea di fondare un’associazione non profit, a tutela dei diritti degli animali. Era importante conoscere da vicino, queste tristi realtà, vedere come vengono trattati, come vivono, e così, andai per ben due volte a fare una visita.

Devo dire che il parco, è davvero grande, ogni animale ha un proprio spazio, per quanto sia una ricostruzione del loro habitat naturale, la Costa del Sol, si chiama proprio così, perché è il punto finale dell’Europa, dove ci sono più luce del sole, e il clima è simile al Continente che si trova a soli pochi chilometri dalla costa: l’Africa. Siamo vicini allo Stretto di Gibilterra. Alcuni animali, sopportano questo clima, altri meno. Ma principalmente, gli ospiti, provengono dall’Africa, dal Madagascar, non dal Polo Nord…

Detto questo, un giorno, mentre entro nella zona dei lemuri, delimitata in un enorme spazio, con reti molto alte, e con una entrata a doppie porte, per permettere il passaggio dei visitatori, un signore urla in inglese che un lemure è riuscito a scappare! Certo, suo figlio, era rimasto tra le due aperture delle porte, permettendo al selvatico di prendere la fuga.

Il padre, non del tutto tanto sveglio, gridava, senza allontanare suo figlio dalle porte! Così, essendo una donna d’azione, presi il bambino, lo portai al genitore, e iniziai la mia ricerca del lemure. Intanto qualcuno aveva dato l’allarme, in modo che il personale arrivasse per il recupero. Nel giro di qualche minuto, trovai il piccolo fuggitivo, mi chinai allungando la mano, in quanto gli animali erano abituati a prendere cibo dalle mani dei visitatori. Il lemure si accorse che non avevo nulla, ma prese la mia mano con la sua, lo tirai su tra le braccia, e mentre mi incamminavo verso il suo enorme recinto all’aperto, mi toccava il viso, mi esplorava, mi studiava, e arrivammo all’interno del regno Madagascar, dove trovai il personale che mi ringraziò tanto. Alla fine, mi sedetti su una panchina, e lui si mise vicino a me. All’improvviso, arrivarono anche altri lemuri a farci compagnia.

Miami 2012. Ho già premesso che non so nuotare, ma mi trovavo a Miami, di solito stavo in piscina, ma ogni tanto, un puccetto sul bagnasciuga fa anche piacere. Scena comica.

Mi incammino lungo la bellissima spiaggia di sabbia rovente, addentrandomi nel mare color smeraldo, con il mio bel didietro coperto da un striminzito perizoma, rigorosamente in topless, (sono già di pelle caffè latte, mi bastano 3 minuti di sole che mi abbronzo subito! Più mi scopro e più evito lo stile muratore… Ecco perché anche non amo andare al mare). Anyway, camminando per metri e metri, ad un certo punto, mi sento toccare nel polso sinistro, dove avevo un braccialetto d’argento. Mi guardo attorno, non vedo squali, (il mio terrore, dato che ne incontrai uno da piccola nelle Isole Eolie, motivo per cui chiusi con il mare, oltre alla murena a Lipari, sempre nello stesso periodo).

Penso possa essere stato un pezzo di legno, ma nada… continuo a camminare, e tac, un altro colpo! Guardo, nulla. Tac: caxxo un barracuda!!!

Ecco che la bella fanciulla con il sedere all’insù, stile maratoneta prende una corsa correndo a pelo d’acqua!!! Tutta la spiaggia, ha iniziato a ridere. Io meno. Il bagnino figo mi ha soccorsa… nulla di fatto, se non che mi raccontò che la settimana prima, una signora, venne ferita alla gola da un barracuda. Il fatto è che lei portava al collo una collana, ed io un bracciale, di cui i riflessi, hanno richiamato il pesce, per la luminescenza degli oggetti…

Nel 2016, terminò la mia meravigliosa permanenza in Spagna, e tornai con grande tristezza a Genova. Presi un appartamento ad uso transitorio, per valutare il mio trasferimento in altri paesi in cui potessi trovare lavoro.

Una sera, andai su facebook, non sono mai stata molto social, ma di tanto in tanto, bazzicavo per curiosità, e trovai un post, dove segnalavano la presenza di alcuni cinghiali, e guarda caso, erano a qualche metro da casa mia! Era l’una di notte, non dormivo, un po’ perché soffro d’insonnia sin da piccola, e poi, perché ero appena stata narcotizzata e derubata in Spagna, (per questo motivo tornai a Genova), e dormire era diventato per me impossibile. Quindi, presa dalla curiosità di vedere la bella famiglia di ungulati, scesi in strada.

Erano due femmine adulte con 11 pigiamini (cuccioli di cinghiale, con il loro bellissimo manto striato – molti pensano che quando vedono due adulti, siano mamma e papà… non è così! Le femmine di cinghiale sincronizzano l’estro, cioè il calore, in modo da crescere insieme la propria prole, e spesso le famiglie allargate, sono composte da due o più mamme. Questo perché si proteggono a vicenda grazie alla matriarca del gruppo, e quando una di loro si allontana per cibarsi, le altre fanno da ‘tate’. I maschi vivono da soli nel bosco, eseguono solo il loro compito, ingravidando le femmine, per poi scomparire).

All’epoca non sapevo nulla di cinghiali, zero assoluto. Ma questo incontro, fu per me, un’amore possibile.

La femmina, battezzata Lara, poiché i miei amici, mi chiamavano Lara Croft, iniziò a seguirmi verso il bosco. Per me, fu una cosa del tutto normale, quasi come se farmi seguire da due femmine di cinghiale, con i cuccioli che mi zampettavano addosso, facesse parte della mia mission. Tornai a casa verso le 4 del mattino, con un odore pazzesco nel naso, nei vestiti, impregnando la mia mente, e facendo sì, che io perdessi la testa per questo animale.

Così ho scoperto, che il cinghiale, è il mio animale karma. Da quel momento, non solo iniziai a studiarli, ma mi confrontai con diverse persone, etologi, studiosi, scienziati, amanti dei cinghiali, per poter raccogliere tutte le informazioni necessarie, per poterli salvare. Fondai il gruppo chiuso facebook: Save the boars – Salviamo i Cinghiali, in modo da poter monitorare i loro spostamenti, ricevere segnalazioni per poter intervenire e portarli in salvo.

Iniziai a finire sui giornali ben presto. Il primo vero caso eclatante, furono i famosi “Jimmy e Jerry”, i due cinghiali di Albaro. Mi incontravo spesso con loro, come con Lara e altri, durante le mie sessioni di trekking nei boschi genovesi, oramai li conoscevo tutti, ma un giorno, mentre andavo a fare la spesa, controllando il mio gruppo facebook, vengo a conoscenza che due cinghiali, sono stati rinchiusi all’interno di un giardino di una banca. Mi recai nel luogo di corsa, e come mi videro, mi diedero subito due baci sulle gambe, sembravano felici del mio arrivo.

Arrivarono giornalisti, cittadini, non sapevo ancora come funzionava il ‘recupero’ da parte degli agenti faunistici venatori regionali, non sapevo nulla di caccia, un mondo del tutto nuovo per me, pian piano, mi stavo documentando su ogni cosa, del perché tale emergenza, come mai, questi animali che vivono nei boschi, invece sempre più spesso, si riversano nei centri urbani. Facevo domande, mi informavo, ma non tutti sapevano i retroscena. Giunse la notte, che la trascorsi al telefono con diverse persone, per capire come fare l’indomani, per portarli in salvo, mi spiegarono che diversi cittadini, li foraggiano, che per la caccia vicino alle abitazioni, intendo quelle a ridosso come le zone di Quezzi, Oregina, Camaldoli, dove la caccia è ‘di casa’, gli animali scappano, e si rifugiano nei giardini, dove stupidamente, la gente gli da del cibo. In questo modo non solo commettono un reato, ma abituano un selvatico alla presenza umana e a non avere più paura, trovando un self service sempre disponibile, oltre ai rifiuti, altro problema che attira gli animali in città. Poi, ci sono i cacciatori, che mettono anche di proposito del cibo per attirare il cinghiale e quindi creare allarmismo… Insomma è sempre per colpa dell’uomo… Un po’ come il discorso legato all’inquinamento da plastica nei nostri mari… Nessun rispetto per altri esseri viventi.

Andai a dormire, l’indomani mattina, dopo il mio giro cani, tornata a casa durante la colazione, come d’abitudine, leggo le notizie, apro i social, e tac! I cinghiali non sono più chiusi nel giardino della banca! Riparto con una serie di telefonate, dove sono finiti? Mi prende l’ansia. Intanto ero sui principali quotidiani cartacei e online, battezzata come “la modella che sussurra ai cinghiali”, oppure “Saba, la paladina dei cinghiali”… Divertente. Inutile dire, quante prese in giro, e come nessuno mi ha mai dato lavoro a Genova per questa cosa. Un ennesimo danno che si aggiungeva, all’aver perso tutto in Spagna. Ma all’essere umano, non importa cosa tu stai provando, vivendo, le difficoltà che stai attraversando, Ti dicono che sei forte, selvaggia, che non ti arrendi, e infieriscono usandoti, per vendere di più. E questa cosa, è peggiorata solo poche settimane dopo, quando mi candidai alle elezioni amministrative, proprio per portare in risalto, il tema del benessere degli animali.

Jimmy e Jerry, fecero di nuovo la loro comparsa dopo due giorni, e vennero rinchiusi in un parcheggio, andai immediatamente, e per 3 giorni e 3 notti, io con altre associazioni e cittadini pro cinghiali, abbiamo fatto turni di monitoraggio, lottato per non farli abbattere, con la presenza delle istituzioni, forze dell’ordine, insomma, ero decisa a farli vivere.

Il terzo giorno, riusciamo ad ottenere la possibilità di narcotizzarli e portarli in un centro cras. Il primo ad essere stato addormentato fu Jimmy. Ci volle così tanto tempo, prima che il narcotico facesse effetto… Jerry si stava agitando a vedere il fratello perdere conoscenza, così, aprì il cancello e andai incontro a Jerry per tranquillizzarlo. Una guardia zoofila (che odia i cinghiali), picchiava per terra con un bastone, mentre io, con un telo bianco, cercavo di coprire gli occhi dell’ungulato, che aveva già il narcotico in corpo, rischiava un attacco cardiaco, e dovetti litigare con quell’incompetente, che per altro, metteva a rischio la nostra vita. Ma Jerry, mi conosceva. Lo buttai a terra, mi sdraiai sopra di lui, e misi la mia mano nel suo umido nasone. Mi guardava con quegli occhioni, e gli dicevo che andava tutto bene. Finalmente si addormentò, ed insieme a suo fratello Jimmy, che era già all’interno di un furgone, raggiunsero la libertà.

Poi ci sono Vittoria e Vivien, le due femmine di cui si è tanto parlato, dove feci scoppiare un altro caso mediatico. La prima ad essere portata in un cras, fu Vittoria, chiamata così in senso di Vittoria nei confronti dell’assessore alla caccia della Regione Liguria, ma Vivien, quando non vide più la sorella, esausta e stremata, sfondò il cancello, andando a finire sui tetti delle cabine e correndo sulla piscina. Andai subito da lei, la gente dalla strada e dallo stabilimento, gridava il mio nome: “Saba salvala!”. Mi avvicinai al suo muso, aveva la schiuma alla bocca, e intanto un agente faunistico venatorio, mi prese di peso, dandomi una stretta come un pugno nel mio stomaco, e minacciandomi. “Stai attenta a te e ti ammazzo tutti i tuoi cinghiali!”. Il mio errore, è stato che non ho fatto alcuna denuncia… Mi liberai dalla sua morsa, la gente ancora una volta gridava: “lasciala stare!”, e Vivien, prese una rincorsa dal molo e si gettò in mare. 2 ore di nuotata, lungo 5 km per raggiungere la salvezza. Un amico la seguiva passo passo, con la sua pagaia, Vivien ogni tanto spariva nel blu del mare, ha rischiato di morire annegando, pur di non prendere in testa quel proiettile. Io ed altri, abbiamo corso lungo la battigia per 5 km, scavalcando tutti gli stabilimenti balneari, seguiti dagli agenti venatori regionali armati, e dai giornalisti. Intervenne anche la capitaneria di porto, pescatori, insomma, tutti a parte la Regione Liguria, eravamo li, per salvare una vita. Vivien, raggiunse uno scoglio. Salva.

Tratto dal libro di Daniele Zovi -Italia selvatica

Questo mio episodio di salvataggio è stato anche raccontato nel libro di Daniele Zovi, ‘Italia Selvatica’, oltre che nel libro ‘Ultima chiamata’ di Walter Pilloni, che mi invitò alla prima diretta tv, per parlare di cinghiali.

Raccontare tutti i miei salvataggi diventerebbe lunga, ma questi 2 episodi, fanno capire, come ogni essere vivente, ha il diritto di vivere, e che io, andrò contro a chiunque, per difenderli.

Un anno fa, sono partita per un viaggio in solitaria in camper, un tour on the road nella quale durante quei pochi mesi, ho dormito nella foresta Slovena, con gli orsi, i lupi e i cinghiali. Nessuna foto, ero in mezzo alla totale oscurità. Una felicità all’ennesima potenza, che mai, nessun essere umano, ha potuto darmi. In Croazia, ho passeggiato con gli sciacalli; insomma, ovunque io vada, gli animali mi si avvicinano. Come anche diversi salvataggi, che guarda caso, riesco sempre a passare per quel sentiero o strada e quindi poterli aiutare. Un legame cosmico, un qualcosa che sento dentro la pancia.

Adesso vivo immersa nella natura, tra cinghiali, caprioli, volpi, tassi, ricci, poiane,civette, faine, gatti, serpenti e lupi… Sono nel mio habitat.

Da quando vivo qui, (sempre in trasferta, perché sono in attesa di un lavoro all’estero), tutti gli animali mi stanno vicino. I primi sono stati dei gatti abbandonati da tempo, ed io ho iniziato subito a prendermi cura di loro, quasi tutti in brutte condizioni di salute, ma che con il tempo, ora stanno meglio e anche nutriti; poi ci sono stati i ricci, puntuali come l’orologio! Ogni sera alle 21, si mettevano davanti casa mia. Una mattina, mentre guardo dalla finestra il bosco bevendo il mio caffè, vedo passare un cane particolare color nero… Chiedo di chi fosse, ma eravamo 5 abitanti, e non risultava alcun proprietario. Vengo a sapere che si trattava di un esemplare di lupo nero…

E poi, ho le rondini, che entrano sempre in casa mentre sono a scrivere al pc, o il pipistrello che prova ad entrare di notte dalla finestra della camera, come la volpe che passa sotto casa mia, o Charlie il cinghiale che cerco di tenere lontano dai cacciatori, o il capriolo che abbaia di giorno e di notte, mentre nel cielo, volano le tre poiane emettendo i loro gridi. O la civetta, che sta nel tetto di casa mia, e tutti i gatti che giorno e notte, stazionano davanti al mio giardino… Senza contare le cicale, i grilli, i rospi, i gechi, le farfalle ed i rospi.

Ma ancora pochi giorni fa, mentre ero seduta a fare colazione nel terrazzo, sento muovere nel boschetto davanti casa mia, ad un metro di distanza. Poso la tazza di caffè bollente sul tavolo, e come al solito, mi affaccio per vedere quale dei gatti si è svegliato per prima, in cerco di cibo… Sbuca un esemplare giovane di lupo marmorizzato nero! Aveva passato evidentemente la notte, davanti al mio giardino… Non feci in tempo ad entrare in casa a prendere il cellulare che era in carica, per poter scattare una foto, semplicemente per tenerla per me, senza pubblicarla, ma il lupacchiotto, presa la sua fuga, lasciandomi come una scema a bocca aperta.

O come il serpente, probabilmente un colubro, (non me ne intendo di rettili, lo preciso subito), che mentre facevo giardinaggio, me lo sono ritrovata spuntare ad un metro da me, in un angolo da un vaso, mentre mi sibilava in faccia! Presi subito i cani, portandoli in casa, mentre il biscione, si nascose nel muro di contenimento per tre giorni…

Il terzo giorno, durante la mia passeggiata mattutina con i cani, lo ritrovo investito sulla strada superiore… Mi è davvero spiaciuto molto, era innocuo, certo, trovarmelo dritto con la lingua di fuori, mentre canticchiavo facendo giardinaggio, subito mi ha spaventata, ma non meritava di morire. Ci sono stata male per diversi giorni.

Insomma, ho letteralmente un contatto diretto con gli animali, tanto che anche qui nel borgo, mi dicono, che da quando sono arrivata io, gli animali sono sempre sotto casa mia.

Vero è, che il 14 ottobre 2017, ritirai il Premio San Francesco… E quando mi dicono che sono la versione femminile di San Francesco D’Assisi, o quando mi chiamano ‘Regina dei boschi o dei cinghiali’, mi sento onorata.

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